Cinemovel Foundation

Voci da RIFIUTOPOLI

RIFIUTOPOLI è quel “mondo di sotto” che Cinemovel racconta insieme ad alcune delle tante persone impegnate a combattere i comportamenti criminali che causano disastri ambientali, ma anche a denunciare l’ignoranza, il menefreghismo o le distrazioni dei nostri gesti quotidiani, che ci rendono complici di chi ci sta avvelenando.

La parola ad Alessandro Bratti, ex deputato e Presidente della Commissione Bicamerale sul traffico illecito dei rifiuti (commissione ecomafie), da novembre 2017 direttore generale dell’ISPRA – Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale.

All’interno dell’ultimo rapporto Ecomafia di Legambiente si legge che, nonostante l’azione repressiva resa possibile dal delitto di traffico organizzato, i rifiuti continuano a muoversi illegalmente lungo lo stivale e i criminali sperimentano sempre nuove modalità per aggirare le leggi e regolamenti. Quale è oggi la situazione sui delitti ambientali e quale ruolo può svolgere il sistema delle Agenzie per l’ambiente?

Da una prima ricognizione sulla l. 68, che introduce nel nostro codice penale i delitti contro l’ambiente, emergono diverse situazioni. Noi siamo molto impegnati sulla cosiddetta parte sesta degli eco-reati, che prevede l’asseverazione tecnica in fase di oblazione della piccola infrazione. In tutta questa parte c’è una forte presenza delle agenzie, soprattutto di quelle strutturate presenti nel nord del Paese, ma non solo. Diciamo che si è messo a regime un sistema e dove si è trovato un accordo sotto la guida delle procure generali, si riesce a intervenire con una certa efficacia.

Su questo c’è da risolvere ancora un problema, ovvero dove vanno gli introiti delle sanzioni amministrative. In particolare, non è ancora chiaro se gli emolumenti raccolti possono essere restituiti a coloro che hanno effettuato i controlli.

Noi proponiamo che questi emolumenti, che ammontano oggi a qualche milione di euro, rimangano all’interno di chi è impegnato nei controlli. Questa è la nostra proposta e spero che il legislatore prima o poi la certifichi.

Poi c’è una parte che riguarda l’applicazione del reato di inquinamento o disastro ambientale, dove, essendo di fatto necessaria una fase tecnica che accerta “un prima” e “un dopo” (come era l’ambiente prima che succedessero gli eventuali inquinamenti), le agenzie ed Ispra in qualità di organi tecnici dovranno essere coinvolti sempre di più.

L’impegno è molto forte e lo sarà sempre di più. Per questo ci stiamo attrezzando per cercare di dare risposte concrete rispetto all’applicazione della l. 68.

La scorsa primavera Ecodom ha riportato sui giornali i dati relativi allo smaltimento dei rifiuti elettronici. L’Italia si trova in fondo alla classifica Europea. Quali sono le ragioni di questo risultato? Cosa determina, nel processo di smaltimento e riciclaggio, le disuguaglianze tra territori?

Per quanto riguarda i rifiuti elettronici c’è un fattore di complessità da considerare e il fatto che il flusso non è perfettamente sotto controllo. In altre parole, dove ci sono consorzi che gestiscono bene i processi, la situazione può essere considerata abbastanza positiva.

Dove questo non accade e una parte di questi flussi non sono monitorati, la situazione è al limite, se non di fatto illegale. Ci sono state anche indagini di carattere internazionale che rivelano che questi flussi di materiali, in particolare legati all’informatica, sono oggetto di traffici illeciti transfrontalieri.

Per quanto riguarda le differenze tra territorio e territorio, i problemi sono tantissimi se si parla di rifiuti in generale, ad esempio in termini di impiantistica. A questo proposito, a mio parere è molto anacronistico mantenere l’obbligo del bacino ottimale regionale riguardo allo smaltimento. Oggi abbiamo una regolamentazione superata che insieme ad altri fenomeni ha portato ad una scarsità di dotazione impiantistica e che contribuisce a creare tutta una serie di situazioni border-line e attività illegittime, che riguardano sia il ciclo di rifiuti urbani che quello dei rifiuti speciali.

Per i rifiuti che derivano dalla raccolta differenziata, come il materiale plastico, il vetro o la carta, la variabilità del mercato è molto rilevante. Se pensiamo alla plastica, il recente divieto emesso da parte della Cina di importare molti rifiuti plastici, ha comportato un accumulo esagerato di questo materiale nei diversi impianti di selezione e trattamento, generando indirettamente un aumento significativo di incendi in impianti di selezione e trattamento

Per il materiale da riciclo o c’è un mercato stabile, dotato di strumenti che concorrono a stabilizzarne i processi, come ad esempio le incentivazioni fiscali, o c’è il rischio che si produca materiale che poi non si sa dove mettere. Questo concorre a creare un humus fertile per soggetti malavitosi, perché i rifiuti devono essere in qualche modo smaltiti.

RIFIUTOPOLI, prendendo ad esempio le farfalle, che trasformano i rifiuti organici in “nettare”, parla anche del cambiamento concreto e visibile che possiamo mettere in atto con i nostri gesti quotidiani e delle tante buone storie che si possono raccontare, perché l’Italia è storicamente una delle patrie della raccolta, del recupero, del riuso e del riciclo. Quali sono alcune delle buone pratiche che il nostro Paese porta avanti?

Per me, che sono un Entomologo, la domanda è particolarmente gradita. A parte le battute il nostro Paese è pieno di imprese, cooperative e associazioni che portano avanti buone pratiche per quanto riguarda il recupero di materiali. Le esperienze sono tantissime e nella mia attività ho avuto la fortuna di incontrarne diverse. Penso ad esempio a Radiatori2000 nella provincia di Bergamo, esempio di economia circolare, che dall’alluminio riciclato, ricavato addirittura dai blister delle medicine, produce radiatori di design.

O ancora il progetto Ricicletta del consorzio CIAL con sede a Ferrara, che ormai da alcuni anni si occupa di raccogliere rottami, poi lavorati in un’officina e ricomposti per la vendita di biciclette a marchio “Riciletta”. Questo è un esempio che unisce valore sociale all’operazione di recupero e riciclo.

Poi ci sono le esperienze fatte sullo spreco alimentare e tante buone pratiche realizzate a livello industriale o nell’ambito del terzo settore.

La fotografia del nostro Paese racconta una situazione caratterizzata da una sorta di schizofrenia, ovvero dalla presenza di situazioni di qualità, in linea con i dettami dell’economia circolare, e al contempo tante situazioni di emergenza e ancora legate alla criminalità organizzata.