Classe 2B LSU –
Assunta “Pupetta” Maresca (nata 19 gennaio 1935, morta 29 dicembre 2021) è stata una figura controversa e molto nota della cronaca italiana del Novecento, soprattutto legata al mondo della Camorra. Nacque a Castellammare di Stabia (Napoli). Figlia di un contrabbandiere e nipote di un camorrista, cresce in un ambiente legato alla malavita organizzata, pur guadagnandosi inizialmente una certa notorietà vincendo, da giovane, un concorso di bellezza locale.
La vicenda che la rese celebre: Nel 1955, all’età di 20 anni e incinta di sei mesi, il marito Pasquale Simonetti, figura di spicco nel mondo camorristico locale, fu assassinato su mandato di un rivale, Antonio Esposito. Pupetta decise di vendicare la sua morte: armata di pistola, lo uccise pubblicamente a Napoli, attirando l’attenzione dei media nazionali e internazionali. Per quell’omicidio fu arrestata e condannata a 13 anni e 4 mesi di reclusione, di cui poi scontò circa dieci anni, venendo graziata. Parte della sua detenzione e del suo processo divennero un caso mediatico.
Dopo il rilascio, Pupetta Maresca divenne figura nota nell’immaginario popolare: partecipò a un film nel 1967, Delitto a Posillipo, interpretando sé stessa. La sua vita ispirò libri, film e fiction televisive, tra cui la serie “Pupetta – Il coraggio e la passione” del 2013, interpretata dall’attrice Manuela Arcuri.
La sua figura è stata al centro di interpretazioni contrastanti: per alcuni media e pubblico è stata vista come una delle prime donne boss della Camorra, per altri osservatori legali la sua condanna principale fu legata a un crimine di vendetta personale e non all’appartenenza a strutture criminali organizzate.
Morì a 86 anni nella sua città natale, Castellammare di Stabia, e la sua morte nel 2021 fu ricordata dai media italiani con ampi retroscena sulla vita tra strada, cronaca nera e cultura popolare.
Rossella Casini è una figura tragica della storia italiana recente, ricordata come giovane studentessa vittima della ‘ndrangheta e della violenza mafiosa in Calabria. Nata a Firenze il 29 maggio 1956, studiava psicologia all’Università di Firenze. Figlia unica di Loredano, ex dipendente della Fiat in pensione, e di Clara, casalinga, viveva con la sua famiglia nel centro storico fiorentino.
Nel 1977 conobbe Francesco Frisina, uno studente calabrese, e ne nacque una relazione. Ignara delle dinamiche mafiose, Rossella andò con lui nella sua città natale, Palmi (Reggio Calabria), dove scoprirono una sanguinosa faida tra clan della ‘ndrangheta locali. Quando il padre di Francesco fu ucciso e lo stesso Francesco rimase gravemente ferito, Rossella lo sostenne e lo convinse, con la sua testimonianza e con l’aiuto di inquirenti, a collaborare con la giustizia raccontando dettagli della faida alla magistratura. Questa scelta, però, la mise in grave pericolo per la cultura del silenzio e dell’omertà che caratterizza l’organizzazione mafiosa.
Il 22 febbraio 1981, dopo aver telefonato al padre per dire che stava per tornare a casa, Rossella scomparve misteriosamente a Palmi. Il suo corpo non è mai stato ritrovato. Negli anni successivi, alcuni pentiti della ‘ndrangheta dichiararono che fu sequestrata, uccisa, fatta a pezzi e gettata via per avere spinto il fidanzato verso la collaborazione con la giustizia, ma non ci sono state condanne definitive.
Memoria e riconoscimenti: La storia di Rossella è stata ricordata e commemorata in vari eventi istituzionali, come sedute del Consiglio comunale di Firenze, e ha ispirato libri e opere culturali. È stata insignita postuma della medaglia d’oro al valore civile dal Presidente della Repubblica per il suo coraggio nel testimoniare la verità. In suo nome è nata l’Università della Ricerca, della Memoria e dell’Impegno “Rossella Casini”, dedicata allo studio critico delle mafie.
Perché è ricordata: Rossella Casini è ricordata non solo come una vittima della violenza mafiosa, ma anche come simbolo di impegno civile, coraggio e lotta contro l’omertà, una giovane donna che ha cercato di difendere l’amore e la verità in un contesto di criminalità organizzata.

