Classe 2A LSU – Vittoria, Mattia, Elisabetta, Giorgia


 

Il potere mafioso si fonda su disuguaglianze di genere: uomini e donne hanno ruoli e rappresentazioni spesso rigidamente definiti. Le donne nelle mafie possono essere vittime, complici, testimoni o agenti di cambiamento: gli uomini spesso incarnano l’ideale di forza, dominio e controllo. 

Ruolo femminile: è stato storicamente molto limitato e subordinato, ma con alcune evoluzioni nel tempo. Non esiste un’unica realtà: dipende dall’epoca, dal contesto familiare e dal tipo di organizzazione. Il ruolo tradizionale che una donna ha è visto soprattutto come: custode della famiglia, madre o moglie; non partecipava vivamente alle decisioni criminali e aveva l’obbligo di mantenere il silenzio.

Ruolo maschile: Il maschio è associato a leadership, visibilità e decisione. Uomini storicamente protagonisti delle organizzazioni mafiose gestiscono potere, affari, ordini e violenza diretta. Strutturano la rete criminale in modo gerarchico e patriarcale.

INGUSTIZIE E DISUGUAGLIANZE
Le regole mafiose imponevano: obbedienza assoluta, limitando libertà personali, istruzione e possibilità di scelta. In molti casi subivamo violenze e pressioni psicologiche senza possibilità di ribellione.

TESTIMONIANZE E CAMBIAMENTO: 

LEA GAROFALO:  vittima della ‘ndrangheta, denunciò la famiglia del compagno mafioso. Per questo fu rapita e uccisa e il suo corpo distrutto: ha pagato con la vita la scelta di ribellarsi lasciando una figlia segnata dalla violenza mafiosa.

ROSALIA PIPITONE: uccisa dal padre mafioso perché voleva separarsi dal marito. Vittima della mentalità mafiosa che controlla la libertà delle donne.

PIERA AIELLO: sposata in una famiglia mafiosa, subì pressioni e violenze. Dopo l’uccisione del marito denunciò tutto diventando testimone di giustizia. Ha perso famiglia e identità vivendo sotto protezione.

GIUSEPPINA VITALE: sorella di boss mafiosi, fu una delle poche donne a ricoprire ruoli di comando in COSA NOSTRA. A un certo punto scelse di pentirsi e di collaborare con la giustizia, fornendo informazioni cruciali. Il suo percorso mostra una trasformazione radicale dall’interno.

FELICIA IMPASTATO: madre di Peppino Impastato, ucciso dalla mafia, FELICIA visse per anni in un contesto dominato da COSA NOSTRA. Dopo l’omicidio del figlio, decise di denunciare apertamente mafiosi e responsabili, rompendo l’omertà del suo stesso ambiente familiare e sociale. Ha trasformato il dolore in impegno civile.

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