Recensioni del film SELFIE

di Agostino Ferrente

 

Alessandro Anibali su Quinlan
29/05/2019

Dopo Le cose belle, co-diretto con Giovanni Piperno, Agostino Ferrente torna in solitaria a Napoli per dare voce ai giovani abitanti della città partenopea. E, stavolta, con gesto radicale, gli dà anche “l’immagine”, consegnando ai suoi due protagonisti lo strumento per riprendersi, un telefonino. Selfie diventa così un auto-ritratto di borgata potenzialmente esplosivo ed eversivo, pur non riuscendo a mantenere in toto le sue premesse.


Silvana Silvestri su Il Manifesto
30/05/2019

Cosa guardano in quei telefonini Alessandro e Pietro per tutto il tempo di Selfie? Forse il loro futuro. Riprendere se stessi per tutto il tempo potrebbe sembrare straniante, ma con il terzo in campo, il regista Agostino Ferrente, la storia si fa fluida e avvincente, rimette in discussione il concetto stesso di documentario, diventa ricerca teorica, spezza le regole della rappresentazione. Selfie da Berlino, al festival del cinema europeo di Lecce ora nelle sale, ricorda proprio il gesto dei cineasti che negli anni sessanta con la leggera 16mm uscivano per le strade a raccontare i coetanei metropolitani. Un gesto compulsivo universale si fa forma artistica, riflessione ma soprattutto film di grande divertimento per la spontaneità che si sente anche quando la si vorrebbe pilotare, per il trasporto emotivo che trasmette.


Aldo Spinello su Sentieri Selvaggi
30/05/2019

Alessandro e Pietro, due sedicenni del Rione Traiano, a Napoli, raccontano la quotidianità di un’estate rovente. Entrambi i ragazzi erano amici di Davide Bifolco, altro sedicenne ucciso nel 2014 da un carabiniere, perché scambiato per un pregiudicato in fuga. Un avvenimento tragico, ma considerato quasi di “ordinaria amministrazione” nella realtà complicata della periferia di Napoli. Per di più, secondo gli stessi abitanti del quartiere, volutamente deformato dai media e dal racconto dell’opinione pubblica.


Fabio Ferzetti su L’Espresso
4/06/2019

Due ragazzi soli in una città spopolata dalle vacanze. Due sedicenni amici come lo si è solo a quell’età, ma con vite e caratteri molto diversi. Un’avventura che nasce da una scommessa ma dribbla gli ostacoli a colpi di lirismo e invenzioni. Il lirismo ingenuo e potente di un film girato direttamente dai due protagonisti col cellulare ma rielaborato, montato, musicato dal regista Agostino Ferrente.